25/01/2008 15:57 in
varie
R. ha 11 anni. Cammina con fatica e ha bisogno di spessi occhiali per vedere.
E' uno dei pulcini che mi sono toccati in sorte quest'anno. Ha un bel viso, è simpatica, brillante e sorride sempre.
Oggi in classe parte la solita litania degli apparecchi per i denti: c'è chi è già dotato dell'infernale strumento - e non esita a compiere schifosissime evoluzioni con lo stesso - e chi puntualmente annuncia "La settimana prossima mi metto l'apprecchio", "Giovedì vado dal dentista e mettere l'apparecchio", "Anche io avrò l'apparecchio".
A questo salmodiare accompagnato da manine alzate, astucci che cadono, contorcimenti sulle sedie, si unisce anche R.
"Prof, anche questa mi tocca, così faccio l'en plein: zoppico, ho gli occhiali e l'apparecchio. Sono completa".
Lo dice con un'alzata di spalle, guardandoti dritta, con uno sguardo limpido che non nasconde rancore, né autocommiserazione, con il sorriso di chi ha già imparato a mettere d'accordo ciò che vorrebbe con ciò che ha.
E la prof con tutti suoi problemi veri e falsi oggi ha imparato qualcosa.